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	<title>Veneto</title>
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	<description>Un blog di estremocentro</description>
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		<title>Camicia verde e faccetta nera</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non capisco proprio come si possa dire che la cronaca politica è noiosa! A ben guardare, quasi ogni giorno arrivano notizie stuzzicanti, divertenti e quasi al limite dell&#8217;incredibile; a dir la verità per molte di esse dobbiamo ringraziare l&#8217;infaticabile fucina gestita dai verdi adoratori del Sole delle Alpi. L&#8217;ultima in ordine di tempo riguarda gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2012/01/10/camicia-verde-e-faccetta-nera/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p align="JUSTIFY"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2012/01/tanzania.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-539" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2012/01/tanzania-286x300.jpg" alt="" width="208" height="219" /></a>Non capisco proprio come si possa dire che la cronaca politica è noiosa! A ben guardare, quasi ogni giorno arrivano notizie stuzzicanti, divertenti e quasi al limite dell&#8217;incredibile; a dir la verità per molte di esse dobbiamo ringraziare l&#8217;infaticabile fucina gestita dai verdi adoratori del Sole delle Alpi. L&#8217;ultima in ordine di tempo riguarda gli investimenti che gli gnomi padani hanno realizzato grazie ad una parte del sostanzioso rimborso elettorale loro spettante (soldi pubblici, dirà sicuramente qualche azzeccagarbugli prezzolato e malfidente).</p>
<p align="JUSTIFY">Dopo avere in passato già dato prova di arguzia con le riuscite operazioni finanziarie “<a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/16-aprile-2010/credieuronord-sogno-fallimento-storia-breve-finanza-carroccio-1602848354081.shtml">CrediEuroNord</a>” e “<a href="http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/tag/lega-nord/">Skiper Residence</a>” in terra istriana, qualche giorno prima della fine del 2011 il tesoriere padano avrebbe effettuato un sostanzioso investimento pari a circa 4,5 milioni di euro in non meglio precisati fondi nazionali della <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/lega-tanzania/182458/">Tanzanìa</a>. Io non capisco lo stupore generato dalla notizia: in fondo la Lega ha sempre detto che i migranti bisognava evitare di farli venire in Italia aiutandoli a casa loro, dalle parole ai fatti!</p>
<p align="JUSTIFY">E poi non mi va che si parli di un&#8217;operazione finanziaria del tutto legittima (forse) accennando a presunti “fondi neri”, facendo della facile ironia sul colore della pelle delle persone, ché in Tanzanìa non sono mica dei “<a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_08/calderoli-grasso-padania_218cd990-39cb-11e1-b6d5-d3e076de4b02.shtml">bingo-bongo</a>” come dice qualcuno. Sarebbe da <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200811articoli/38650girata.asp">studiarci</a> un poco, ma nella zona del Lago Turkana si potrebbero anche trovare dei legami con la civiltà dei celti, in fondo Padània fa rima con Tanzània!</p>
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		<title>Come i samurai giapponesi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 00:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2012/01/06/come-i-samurai-giapponesi/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2012/01/samurai2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-532" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2012/01/samurai2-300x217.jpg" alt="" width="243" height="176" /></a>La cronaca giornalistica riesce, a volte, a costruire scenari talmente intrisi di cinismo e disperazione che non sfigurerebbero nelle opere romanzesche di Scerbanenco, Lucarelli o Carlotto; la differenza essenziale è che quello che viene raccontato è tutto tremendamente vero. Così, nei giorni scorsi, l&#8217;inchiostro delle rotative di buona parte della stampa nazionale ha disegnato un incredibile rincorrersi di situazioni che ci impone almeno alcune riflessioni e non poche domande.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">A metà del mese di dicembre, quando tutto sembrava rarefarsi nell&#8217;atmosfera natalizia e le case erano già adorne di luci ed alberi agghindati a festa, un uomo della provincia di Padova, un piccolo imprenditore, un padre e un nonno la cui impresa era in realtà una prosecuzione ideale della sua famiglia, si è tolto la vita per non aver retto al carico dei debiti da cui si sentiva oppresso, non per avere dilapidato i suoi averi ma per non essere riuscito a riscuotere quanto gli era dovuto.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">Un paio di settimane dopo, il 29 dicembre quando tutti si preparavano a festeggiare la fine dell&#8217;anno, la stampa ci dava notizia di un altro piccolo imprenditore astigiano, padre di tre figlie che, preso dalla disperazione di dover licenziare i propri dipendenti per mancanza di liquidità, non trovava di meglio che tentare una goffa rapina alle poste armato di cacciavite. Lo stesso giorno le cronache riportavano che nella dorata realtà di Cortina d&#8217;Ampezzo la locale Guardia di Finanza identificava quattro persone che per il fisco risultavano nullatenenti ma che in realtà avevano occultato patrimoni per più di 500 mila euro. Dei cinque protagonisti delle cronache sopra ricordate, il solo a finire in carcere è stato l&#8217;imprenditore in rovina, così come prevede la Legge.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">E&#8217; delle ultime ore la notizia del controllo, invero un poco muscolare, del personale dell&#8217;Agenzia delle Entrate nella stessa Perla delle Dolomiti che ha dato, a quanto si apprende dalla stessa Agenzia, risultati insperati facendo fiorire l&#8217;economia locale dato che la presenza degli ispettori tributari avrebbe fatto salire gli incassi di alcuni esercizi fino al 3-400% (altro che decreto “Cresci-Italia”) oltre ad aver fatto scoprire una schiera di poveri pezzenti al volante di automobili da decine di migliaia di euro di valore.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">Ironie a parte, nel Nord Est si contano ormai all&#8217;incirca 40 casi di suicidio tra imprenditori, tutti piccoli o piccolissimi e per i quali l&#8217;impresa è vissuta come una parte della vita famigliare e molto spesso ne è infatti strettamente connessa; il legame con il territorio ed i rapporti che si instaurano con i collaboratori impediscono al “padrone” di estraniarsi dalla sorte dell&#8217;azienda quel tanto che basta per non farsi coinvolgere dai rovesci della fortuna, se poi alla crisi vanno a sommarsi i problemi col credito, la concorrenza sleale ed una certa insensibilità delle amministrazioni pubbliche il quadro è completo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">A far da contraltare a questa situazione si trovano però altre realtà in cui, come il caso Cortina dimostra ed i recenti dati fiscali confermano, si verifica che circa il 42% dei possessori di barche dichiara meno di 20.000 euro di imponibile mentre tra i possessori di aeromobili la percentuale è del 26 % e sempre sotto il limite dei 20.000 euro di imponibile si trovano un terzo dei possessori di auto con più di 185 chilowatt di potenza.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">A fronte di questi dati, le indignate dichiarazioni di protesta che si sono levate dopo i controlli effettuati dal personale dell&#8217;Agenzia delle Entrate forse andrebbero quantomeno riviste ed anzi sarebbe auspicabile che analogo fervore fosse riservato al ricordo di quei piccoli imprenditori che, di fronte all&#8217;onta del fallimento spesso causato dai mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, hanno optato per la tragica scelta del suicidio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: medium">Quel piccolo imprenditore padovano con il suo tragico gesto ha forse voluto far intendere che quello era, per lui, l&#8217;unico modo per uscire dalla situazione in cui si trovava e dimostrare la sua assenza di colpe, esattamente come nel suicidio rituale dei samurai giapponesi. Le reazioni sopra le righe, anche di alcuni personaggi molto noti, alle legittime iniziative di controllo dell&#8217;amministrazione finanziaria fanno invece pensare a tutt&#8217;altra predisposizione d&#8217;animo. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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		<title>La lunga agonia delle Province</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 22:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da almeno 65 anni, cioè dalle discussioni in seno all&#8217;Assemblea Costituente, il destino delle Province è stato più volte messo in discussione ed altrettante volte la sorte è stata benigna, risparmiando generazioni di politici dallo spettro della disoccupazione. Questa articolazione periferica dello Stato, apparsa nella nostra penisola al seguito delle truppe napoleoniche agli inizi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/12/07/la-lunga-agonia-delle-province/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify" align="CENTER"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/12/province.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-519" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/12/province-259x300.gif" alt="" width="207" height="240" /></a>Da almeno 65 anni, cioè dalle discussioni in seno all&#8217;Assemblea Costituente, il destino delle Province è stato più volte messo in discussione ed altrettante volte la sorte è stata benigna, risparmiando generazioni di politici dallo spettro della disoccupazione. Questa articolazione periferica dello Stato, apparsa nella nostra penisola al seguito delle truppe napoleoniche agli inizi del XIX secolo, ha trovato qui un fertile terreno di coltura che ne ha garantito una rigogliosa crescita, facendole passare da quota 59 del 1861 a quota 110 del 2011 con un incremento medio di una neonata Provincia ogni tre anni di storia unitaria.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Come già detto, alla nascita della Repubblica si pose subito il problema della coabitazione tra le Province, retaggio centralista franco-sabaudo, e le nuove (sarebbe meglio dire le rinascenti) Regioni patrocinate da democristiani e repubblicani, forti delle rispettive tradizioni autonomistiche, ma fieramente avversate dai social-comunisti e dai conservatori. Come sappiamo, il compromesso scaturito dai lavori della Costituente rinviò fino agli anni &#8217;70 del secolo scorso la piena attuazione del decentramento regionale ordinario e proprio allora ripresero vigore i tentativi di abolizione delle Province.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Negli ultimi tempi, alle motivazioni più precisamente giuridiche a favore dell&#8217;abolizione dell&#8217;istituto provinciale si sono aggiunte valutazioni di natura economica, in qualche caso con connotati di pura demagogia e scarsa obiettività. La realtà dei fatti è che, mentre la Regione si va sempre più affermando come pilastro non del mero decentramento amministrativo ma di un vero e proprio autogoverno del territorio, la Provincia si trova spesso a galleggiare nell&#8217;indifferenza dei più e sopravvivere all&#8217;ombra della prima garantendo buoni posti di ripiego per molti delusi dalle competizioni elettorali.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Nemmeno chi ha costruito le proprie fortune elettorali sparlando a vanvera di federalismo ha però saputo introdurre efficaci forme di innovazione degli strumenti del decentramento amministrativo; anzi con le proprie iniziative legislative ha per primo condannato alla morte per consunzione le amministrazioni provinciali, salvo versare oggi lacrime di coccodrillo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Ma davvero oggi è possibile fare a meno delle Province? E se sì, a quali condizioni e con quali strumenti?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">E&#8217; sempre una buona abitudine cominciare ad analizzare un problema partendo dai dati sicuri a disposizione, uno dei più interessanti è quello relativo alla popolazione residente: la Provincia più popolosa d&#8217;Italia è Roma con più di 4 milioni di abitanti seguita da Milano con 3 milioni abbondanti; la meno popolosa è la Provincia dell&#8217;Ogliastra con 58.000 abitanti, preceduta dalla Provincia di Isernia con quasi 89.000. L&#8217;evidente sproporzione tra questi dati denuncia tutto il peso del problema!</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Anche nell&#8217;analisi dei dati relativi alla superficie emergono considerazioni interessanti: la Provincia più estesa d&#8217;Italia risulta essere Bolzano con quasi 7.400 kmq seguita da Foggia, Cuneo e Torino che si fermano poco sotto i 7.000 kmq; la Provincia più piccola d&#8217;Italia è Trieste con i suoi 211 kmq al cospetto dei quali anche i 365 kmq della penultima, cioè Prato, sembrano tanti. Trieste è anche la Provincia che raggruppa il minor numero di Comuni, solo 6, mentre quelli che compongono la Provincia di Torino sono ben 315!</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Il fatto che tutte queste amministrazioni provinciali siano rette dal medesimo impianto burocratico è cosa assolutamente incredibile; è ben comprensibile come Trieste e Prato potrebbero essere meglio organizzate sul modello delle città metropolitane mentre per Roma, Milano, Torino e Napoli il governo provinciale si trova ad amministrare più cittadini che un&#8217;entità statuale autonoma come la Bosnia, l&#8217;Albania o la Moldavia!</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">L&#8217;abolizione “<em>tout court” </em>delle Provincie ordinarie porterebbe ad un risparmio di circa 65 milioni di euro, stando ai più recenti calcoli dell&#8217;Università Bocconi, ma l&#8217;accento non credo vada posto tanto sull&#8217;aspetto economico quanto sulla necessità di una vera riforma federalista che faccia perno sulle Regioni e sui Comuni, enti questi ultimi che a loro volta andrebbero rivisitati nella loro strutturazione. Le politiche di area vasta potrebbero essere quindi affidate ad organi consorziali di secondo livello in cui siano chiamati a partecipare gli stessi amministratori comunali, nell&#8217;ambito delle linee di coordinamento regionali.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Le uniche zone dove potrebbero essere mantenute strutture sul tipo delle attuali Province, con particolari attribuzioni di autonomia, sarebbero le aree montane delle Regioni più estese, allo scopo di adeguare le forme di governo dei territori di pianura alle realtà, anche molto diverse, delle zone maggiormente svantaggiate rappresentate per l&#8217;appunto dalle aree montuose, il tutto nel pieno rispetto dell&#8217;art. 44 della Carta Costituzionale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif">Vedremo se questa volta il Parlamento avrà l&#8217;occasione per porre finalmente in atto una svolta storica nell&#8217;organizzazione delle autonomie locali oppure se, ancora una volta, le Province confermeranno la loro caparbia capacità di sopravvivere (politicamente) a tutto ed a tutti. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Il Terzo Polo scaccia le nebbie del Nord</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 17:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/11/19/il-terzo-polo-scaccia-le-nebbie-del-nord/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-509" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/11/verona19112011-300x243.png" alt="" width="243" height="197" />La sala da 1.500 posti già piena un’ora prima dell’inizio e cioè praticamente prima dell’arrivo dei pullman; la rimozione delle pareti modulari per raggiungere la capienza di 2.500 persone e nonostante tutto ciò vedere ancora persone assiepate in piedi fino sulle scale.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Alla fine sono state circa 4.000 persone, moltissimi i giovani, quelle accorse stamane alla Fiera di Verona per l’assemblea del Terzo Polo “Viaggio nel Nord tradito” ed una tale affluenza ha sorpreso <em>in primis</em> gli organizzatori.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">In una terra poco incline a certe manifestazioni, la sorpresa più grande è stato vedere la grande e convinta partecipazione e la passione dei presenti che hanno continuato a seguire e sottolineare con fragorosi applausi tutti gli interventi che si sono susseguiti dal palco.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Anche qui ci sono state delle piacevoli novità, ad aprire i discorsi sono stati i giovani delle forze politiche che costituiscono il Terzo Polo e tocca dire che non hanno minimamente sfigurato nel confronto con i più rodati leader nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Altra nota positiva è stato il livello degli interventi, in ognuno di essi si sono sentite finalmente solo parole di responsabilità e concordia, impegni propositivi e sincere valutazioni non prive di qualche <em>mea culpa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY">Un modo diverso, più sincero e concreto di fare politica, un modo in definitiva migliore che può finalmente riconquistare anche quanti dalla politica si sono allontanati stanchi di promesse non mantenute ed impegni traditi.</p>
<p style="text-align: justify;">All’arrivo la città di Verona era avvolta dalla nebbia, al termine dell’assemblea in cielo splendeva il sole ma ad essere raggianti erano anche i visi della gente uscita dalla Fiera.</p>
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		<title>Il tecno-blackout globale</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Isma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In queste ore stiamo assistendo ad un evento che fino a qualche anno fa non saremmo nemmeno riusciti ad immaginare. Nel terzo millennio, nel pieno della più grande crisi finanziaria del dopoguerra, la tecnologia che è entrata sempre più nella normali tà quotidiana con i vari notebook, netbook, smartphone, tablet, ecc., sembra mostrare i suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/10/14/il-tecno-blackout-globale/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify">In queste ore stiamo assistendo ad un evento che fino a qualche anno fa non saremmo nemmeno riusciti ad immaginare.</p>
<p style="text-align: justify">Nel terzo millennio, nel pieno della più grande crisi finanziaria del dopoguerra, la tecnologia che è entrata sempre più nella normali</p>
<p style="text-align: justify">tà quotidiana con i vari notebook, netbook, smartphone, tablet, ecc., sembra mostrare i suoi lati deboli.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="alignright" src="http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2010/07/BlackBerry_3_280xFree.jpg" alt="" width="280" height="231" />Da ormai più di tre giorni gli utenti <a href="http://it.blackberry.com/">BlackBerry</a>,  che per la maggior parte sono professionisti ed usano questi smartphone soprattutto per lavoro in quanto permettono, fra le tante cose, di ricevere ed inviare mail in mobilità, si trovano senza la possibilità di accedere ad internet, mail e chat, con la conseguente perdita di tempo e denaro.</p>
<p style="text-align: justify">La società produttrice si è scusata e rassicura gli utenti ma sembra non riuscire ad arginare il problema che sembra estendersi a livello globale.</p>
<p style="text-align: justify">Certamente fino a qualche anno fa non avremmo risentito di un simile guasto, ma oggi che in Italia alla luce di 60 milioni di abitanti c’è un tasso di penetrazione del 28% per gli smartphone, ovvero il più alto del mondo, il traffico dati supera le chiamate c’è da riflettere.</p>
<p style="text-align: justify">Se tale disservizio avesse colpito gli USA, cosa che al momento non sembra essere accaduta, sicuramente si parlerebbe di “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azione_collettiva">class action</a>”, ovvero un’azione legale condotta da normali utenti nei confronti di aziende, anche multinazionali, a fini risarcitori o per ottenere i cosiddetti “<a title="Danni punitivi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Danni_punitivi">danni punitivi</a>” nel caso ci sia del dolo.</p>
<p style="text-align: justify">Celebre è la class action portata avanti da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erin_Brockovich_-_Forte_come_la_verit%C3%A0">Erin Brockovich</a>, che ha ispirato l’omonimo film, ovvero una segretaria precaria in uno studio legale, madre di tre figli, single con due matrimoni alle spalle, spinta da curiosità, intraprendenza e senso della giustizia, indaga su una società energetica che ha contaminato le falde acquifere di una cittadina californiana, provocando tumori ai residenti. Sostenuta dal suo principale, vinse la battaglia legale, ottenendo per i 260 querelanti indennizzi per 333 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie soprattutto a questa storia ed al film che ha ispirato l’azione collettiva ha guadagnato popolarità anche nel vecchio continente ed in Italia, ma possiamo dire di essere ancora agli albori.</p>
<p style="text-align: justify">Ricordiamo che i servizi di cui si può disporre con questi apparecchi hanno dei costi, che di norma chi li utilizza maggiormente sono ad abbonamento e non a consumo, in mancanza di uno strumento, più forte delle associazioni dei consumatori, che permetta agli utenti di tutelarsi, e visto il danno creato, che ha sicuramente toccato anche la politica (ricordiamo che molti politici posseggono i terminali incriminati) e la posizione italiana nello scenario internazionale, c’era da aspettarsi un qualche intervento del governo italiano, di logica del ministro Romani,  se non direttamente contro l’azienda produttrice, nei confronti dei gestori telefonici in quanto tengano conto del danno causato agli utenti.</p>
<p style="text-align: justify">Ma come ormai accade quotidianamente assistiamo all’ennesimo silenzio che ci fa scivolare verso il basso del pendio che rappresenta il contesto internazionale ed a pagarne le spese sono sempre gli stessi.</p>
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		<title>Miopia strategica tagliare i fondi alla banda larga</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 22:34:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ennesimo voltafaccia, ennesimo dietrofront o forse ennesima conferma che, in materia economica, il ministro Tremonti non ha alcuna intenzione di condividere fette del suo potere decisionale con chicchessia: dalla bozza del testo della legge di stabilità che dovrebbe venire approvata dal Consiglio dei Ministri nelle prossime ore sono spariti gli 800 milioni di euro derivanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/10/13/miopia-strategica-tagliare-i-fondi-alla-banda-larga/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p align="JUSTIFY"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/banda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-494" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/banda-300x244.jpg" alt="" width="240" height="195" /></a>Ennesimo voltafaccia, ennesimo dietrofront o forse ennesima conferma che, in materia economica, il ministro Tremonti non ha alcuna intenzione di condividere fette del suo potere decisionale con chicchessia: dalla bozza del <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-10-12/varo-legge-stabilita-225116.shtml" target="_blank">testo della legge di stabilità</a> che dovrebbe venire approvata dal Consiglio dei Ministri nelle prossime ore sono spariti gli 800 milioni di euro derivanti dall&#8217;asta delle frequenze 4G ed originariamente destinati allo sviluppo della banda larga come da <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/news/84930/romani_non_ci_sta_slitta_il_ddl_stabilit_soldi_alle_tlc" target="_blank">assicurazioni del ministro Romani</a>, tale somma verrebbe invece destinata al Tesoro per il fondo ammortamento titoli.</p>
<p align="JUSTIFY">Una prima considerazione da fare riguarda l&#8217;evidente miopia strategica di un taglio del genere: è noto infatti che gli investimenti fatti nei settori delle telecomunicazioni sono tra quelli che generano il maggior risultato in termini di ritorno di interessi sia sul fronte economico che occupazionale e di tale caratteristica è ben conscio anche <a href="http://www.lettera43.it/tecnologia/8255/la-farsa-della-banda-larga.htm" target="_blank">lo stesso ministro Romani che anzi in più riprese ha citato fonti OSCE</a> per fissare al valore di 1,45 il rapporto investimenti/ricavi nel settore delle TLC. Come noto, la situazione delle infrastrutture della rete Internet in Italia è tra le peggiori in Europa tanto che da più parti si definisce la situazione del nostro Paese come un “<a href="http://www.lettera43.it/tecnologia/web/28101/italia-medioevo-digitale.htm" target="_blank">medioevo digitale</a>”; ciò è in aperta contraddizione con la necessità &#8211; chiara a molti ma evidentemente non al Governo &#8211; di porre in essere in brevissimo tempo idonee strategie per rimettere in moto l&#8217;economia italiana. <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/news/84889/ricette_per_la_ripresa_ciniero_lo_stato_investa_in_ict_le_poche_risorse_disponibili" target="_blank">Il settore dell&#8217;ICT, a detta di molti esperti,</a> può costituire il volano da cui attingere quell&#8217;energia necessaria a far ripartire anche altri settori economici e favorire profondi cambiamenti nello stesso tessuto produttivo.</p>
<p align="JUSTIFY">Una seconda considerazione che sorge spontanea dalla vicenda dei fondi destinati alla banda larga è invece di tipo più squisitamente politico e la pone bene in evidenza <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache_e_politica/Udc-scomparsi-soldi-banda-larga/13-10-2011/1-A_000259668.shtml" target="_blank">l&#8217;on. Roberto RAO dell&#8217;UDC</a> quando si chiede “Qual&#8217;è dunque il ruolo del Ministro dello Sviluppo Economico?”. La domanda, che è evidentemente provocatoria, ha però in sé una questione di grande importanza e serve a farci riflettere sui compiti del superministro dell&#8217;Economia e delle Finanze che dalla riforma del 2001 accorpa le funzioni che fin dalla nascita della Repubblica erano divise tra i Ministeri delle Finanze e del Tesoro (e del Bilancio e della Programmazione Economica).</p>
<p align="JUSTIFY">Già nel 1947 l&#8217;allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, pur favorevole all&#8217;idea dell&#8217;accorpamento, dovette decidere di lasciare separate le attribuzioni del Ministero delle Finanze (con compiti di vigilanza sulle entrate dello Stato) e del Ministero del Tesoro (con compiti di gestione delle spese dello Stato e di programmazione economica) dopo l&#8217;esperienza del gabinetto De Gasperi III in quanto evidentemente ritenne non opportuna una tale somma di poteri nelle meni di un&#8217;unica persona. Oggi questa scalcagnata Seconda Repubblica si trova alle prese con un Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze sulla carta onnipotente ma che dal lato delle Entrate non trova di meglio che incidere con la leva fiscale sulle solite categorie (lavoratori dipendenti, partite IVA, pensionati) senza andare minimamente ad attaccare la grande evasione/elusione fiscale ed i grandi patrimoni mentre dal lato della programmazione economica si limita a navigare a vista e senza un chiaro programma sul lungo periodo, come dimostrano tutti i più recenti provvedimenti legislativi.</p>
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		<title>Passa dalle famiglie il futuro dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 18:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; “La condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata” ed ancora “Secondo stime effettuate dalla Banca d&#8217;Italia, tra il 2007 ed il 2010 il reddito equivalente sarebbe diminuito in media dell&#8217;1,5 per cento. Il calo sarebbe stato più forte, oltre il 3 per cento, tra i nuclei con capofamiglia di età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/10/10/passa-dalle-famiglie-il-futuro-dellitalia/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/famiglie_numerose1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-487" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/famiglie_numerose1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>“<span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">La condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata” ed ancora “Secondo stime effettuate dalla Banca d&#8217;Italia, tra il 2007 ed il 2010 il reddito equivalente sarebbe diminuito in media dell&#8217;1,5 per cento. Il calo sarebbe stato più forte, oltre il 3 per cento, tra i nuclei con capofamiglia di età compresa tra i 40 ed i 64 anni”. Non lasciano spazio a dubbi interpretativi le frasi pronunciate dal Governatore della Banca d&#8217;Italia Mario Draghi durante un convegno tenuto lo scorso fine settimana all&#8217;Abbazia di Spineto a Sarteano (SI) ed organizzato dall&#8217;intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Nel corso del suo intervento, il prossimo presidente della Banca Centrale Europea ha richiamato ancora una volta l&#8217;attenzione sul gravissimo problema dell&#8217;assenza di misure strutturali che favoriscano l&#8217;uscita del Paese dalla situazione di stagnazione economica, sottolineando nuovamente come la speranza di crescita economica sia direttamente collegata alla risoluzione dei problemi dei giovani e delle famiglie con figli.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Quasi nelle stesse ore in cui si svolgeva il convegno all&#8217;Abbazia di Spineto, il Consiglio Direttivo del Forum delle Associazioni Familiari, con parole molto simili, lanciava l&#8217;allarme sulla condizione delle famiglie italiane stigmatizzando l&#8217;assoluta insufficienza degli strumenti finora messi in campo dal Governo attraverso la manovra finanziaria e sollecitava lo stesso Governo a porvi rimedio attraverso una riforma del fisco e del sistema tariffario da inserire nelle misure a sostegno della crescita che dovrebbero venire presentate nei prossimi giorni. Il Forum ribadiva la necessità di introdurre nel sistema impositivo i correttivi specificamente previsti nel progetto “Fattore Famiglia” al fine ricondurre lo stesso a maggiori criteri di equità e giustizia sociale, completando la proposta con la riforma dell&#8217;ISEE per puntare ad una migliore rimodulazione anche della tassazione locale.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Il “Fattore Famiglia” è la proposta introdotta verso la fine del 2010 dal Forum delle Associazioni Familiari ed è volta al miglioramento di alcune criticità del quoziente famigliare, specialmente nella parte in cui, analizzando quanto accade in Francia, parrebbe avvantaggiare i redditi più alti. Si tratta in effetti di un sistema abbastanza semplice ed intuitivo che parte dalla determinazione di una zona “no tax” entro la quale non vi è alcuna imposizione fiscale; il livello sotto al quale non vi è tassazione viene calcolato avendo riguardo alla soglia di povertà relativa calcolata annualmente dall&#8217;ISTAT ed utilizzando come base di partenza il costo di mantenimento della persona singola da moltiplicare per il “Fattore Famiglia” estratto da una scala di equivalenza ottenuta applicando sostanzialmente il cosiddetto “quoziente Parma”. Il “Fattore Famiglia” può essere ulteriormente precisato mediante aliquote opportunamente aumentate in presenza di specifici fattori di bisogno quali, ad esempio, la presenza di persone con disabilità oppure non autosufficienti, etc.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Dal dossier dedicato alla proposta e pubblicato sul numero 50/2010 di “Famiglia Cristiana” apprendiamo che &#8211; secondo i dati ISTAT &#8211; l&#8217;11,3 per cento delle famiglie italiane, pari a 21.832.811 nuclei, si trova al di sotto della soglia di povertà relativa e quasi la metà sono famiglie con figli; con l&#8217;aumentare del numero di figli la situazione si aggrava tanto che se il 9 per cento delle famiglie con un figlio si trova sotto la soglia di povertà relativa, tale dato sale al 16 per cento con la presenza di due figli, al 25 per cento con tre ed al 30 per cento con quatto o più. Ipotizzando una “no tax area” di base a 7.000 euro (quasi pari cioè alla soglia di povertà relativa secondo gli ultimi dati ISTAT per una famiglia monocomponente e cioè 599,80 € mensili) ed una scala di Fattore Famiglia con coefficienti pari a 1.60 per due componenti, 2.20 per tre, 2.80 per quattro, 3.60 per cinque, 4,40 per sei, 5.20 per sette e 6.00 per otto, si ottengono i diversi importi della soglia sotto la quale non vi è tassazione diretta.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Un interessante convegno sul tema, tenutosi nell&#8217;aprile del 2011 a Roma ed organizzato in collaborazione tra il Forum Famiglie e l&#8217;Associazione Nazionale Tributaristi LAPET con la collaborazione dell&#8217;Università Unitelma Sapienza, ci consente di fare qualche calcolo sull&#8217;ammontare economico della manovra così intesa: basandoci sempre sui dati ISTAT disponibili l&#8217;applicazione del Fattore Famiglia così ipotizzato costerebbe allo Stato in totale poco meno di 17 miliardi di euro per mancati introiti; in base al tasso di propensione al risparmio per le fasce di reddito analizzate ed ai relativi capitoli di spesa, di tale importo circa 1,6 miliardi andrebbero a confluire nel risparmio privato mentre circa 15,3 miliardi di euro verrebbero utilizzati per l&#8217;aumento dei consumi delle famiglie interessate, generando quindi nuovi introiti per lo Stato dalla tassazione indiretta.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Un aspetto correlato alla rimodulazione dell&#8217;imposizione fiscale a carico della famiglie con figli e non meno importante dell&#8217;aumento della disponibilità finanziaria all&#8217;interno del nucleo famigliare è quello evidenziato proprio dal Governatore di Bankitalia nel suo intervento citato più sopra: “il legame tra i redditi dei genitori e quello dei figli in Italia è molto stretto, quasi a livello di quelli dei paesi anglosassoni” e molto diverso da quello rilevato nei paesi del centro e nord Europa; ciò significa che, aggiunge Mario Draghi, il successo professionale di un giovane sembra dipendere più dalle condizioni della famiglia d&#8217;origine che dalle capacità personali ed in ragione di ciò possono essere utili strumenti che, sono ancora parole di Draghi, “assicurino condizioni di partenza meno diseguali ai giovani che si affacciano alla vita adulta”.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Dalle considerazioni che precedono, dovrebbe essere evidente la convenienza anche economica per lo Stato nel favorire, con appropriati strumenti legislativi, le famiglie con più figli o quanto meno mitigare le situazioni economiche che ora penalizzano i giovani che tentano di crearsi una propria famiglia. A queste considerazioni economiche se ne aggiungono altre che, per chi come noi ritiene di guardare alla vita pubblica tenendo presenti anche gli insegnamenti cristiani, hanno un valore almeno equiparabile se non &#8211; a volte &#8211; superiore.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Mercoledì 5 ottobre u.s., in occasione della presentazione del rapporto “Il Cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell&#8217;Italia.”, il Cardinale Angelo Bagnasco nel corso del suo intervento ha affermato che “la nostra cultura fa talvolta vedere i figli come un peso, un costo, una rinuncia, ma i figli sono prima di tutto una risorsa” per poi continuare dicendo che “la ragione del calo delle nascite non può essere soltanto di tipo economico. Si tratta piuttosto di una povertà culturale e morale, che ha di molto preceduto lo stato di innegabile crisi che caratterizza la congiuntura presente” e concludendo con l&#8217;ammonizione “se non si riusciranno a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale l&#8217;Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo”.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Tahoma, sans-serif"><span style="font-size: x-small">Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni” recita un noto aforisma; mai come in questo caso si può dire che l&#8217;attenzione ai problemi delle famiglie e, per estensione, del nostro Paese è lo strumento che ci consentirà di stabilire quanti tra i politici attuali potranno fregiarsi dell&#8217;appellativo di “statista”.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lo Stato criminogeno</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa mi è capitato fra le mani un libretto del 1997 edito da Laterza ed intitolato “Lo Stato criminogeno”; il suo autore era un professore universitario che da poco aveva iniziato la sua carriera politica peraltro con un certo successo avendo rivestito per qualche mese anche il ruolo di Ministro delle Finanze: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/10/03/lo-stato-criminogeno/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/videopoker.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-476" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/10/videopoker-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Qualche tempo fa mi è capitato fra le mani un libretto del 1997 edito da Laterza ed intitolato “Lo Stato criminogeno”; il suo autore era un professore universitario che da poco aveva iniziato la sua carriera politica peraltro con un certo successo avendo rivestito per qualche mese anche il ruolo di Ministro delle Finanze: il suo nome era, ed è, Giulio Tremonti. Quel volumetto, che ho tratto dall’oblio in cui giaceva sui miei scaffali, era una coraggiosa opera di denuncia contro “lo stato giacobino che tutto vorrebbe controllare” ed anche “un manifesto liberale per ritrovare la via dello sviluppo”; i tre lustri seguiti all’uscita del volume hanno provveduto a dimostrare quanto sia difficile in questo Paese passare dalle parole ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify">La definizione di “Stato criminogeno”, usata da Tremonti per indicare un Governo che &#8220;obbliga&#8221; i propri amministrati a trasgredire le leggi che lo stesso produce, mi è tornata in mente quando ho avuto modo di leggere una relazione a firma di Corrado Baldinelli, capo del Servizio Supervisione Intermediari Specializzati della Banca d’Italia, in cui si tratta di intermediazione finanziaria e comparto del “gaming”. L’alto funzionario nella sua nota si sofferma ad analizzare gli aspetti meno conosciuti ma non meno preoccupanti del fenomeno del gioco d’azzardo legalizzato e ne delinea uno scenario non proprio tranquillizzante.</p>
<p style="text-align: justify">Tanto per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, guardiamo alle cifre ufficiali fornite dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato che gestisce l’intero comparto: nell’anno 2010 la raccolta totale delle giocate effettuate ammontava a 61,4 miliardi di euro, nel solo periodo gennaio-agosto 2011 siamo già arrivati a 48,3 miliardi con un aumento pari al 23,85 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che, se mantenuto, porterebbe l’ammontare annuale delle giocate per l’anno in corso alla fantastica cifra di 76 miliardi di euro .</p>
<p style="text-align: justify">Analizzando più in dettaglio le cifre e prendendo ad esempio il mese di agosto 2011, ultimo dato definitivo finora disponibile, si scopre che nel mese in esame sono stati giocati dagli italiani ben 6.418 milioni di euro di cui 3.229 milioni provenienti dagli “apparecchi di intrattenimento” cioè le macchinette da videopoker e simili che vediamo installate nei locali pubblici. Non meno sorprendente appare la rilevazione disaggregata su base regionale da cui emerge che la parte del leone la fanno le regioni del nord ed in particolare la Lombardia che contribuisce al totale già citato di 6.418 milioni di euro con la ragguardevole quota di 1.070 milioni di cui ben 632,7 provenienti da slot machines e videopoker. Il dettaglio più preoccupante, tuttavia, deriva non già dalla raccolta delle giocate ma dalle vincite dichiarate in quanto, sempre per rimanere ai dati di agosto 2011 resi noti dall’AAMS, a fronte della raccolta di 6.418 milioni di euro di giocate sono stati pagati 4.955 milioni di euro di vincite di cui 2.571 pagati da videopoker e slot machines. Nel periodo gennaio-agosto 2011 sono state pagate vincite dagli apparecchi da intrattenimento per un totale di 21,8 miliardi di euro e di questo fiume di denaro in moltissimi casi si fatica a conoscere la provenienza e soprattutto la destinazione.</p>
<p style="text-align: justify">L’allarme sulle zone d’ombra del sistema dei giochi in Italia era stato già lanciato, tra gli altri, da un corposo e documentato saggio apparso su GNOSIS, rivista dell’AISI &#8211; Agenzia Informazioni Sicurezza Interna, all’inizio del 2010; in quel pregevole lavoro si passavano in rassegna gli aspetti normativi del comparto e le sue più recenti evoluzioni con particolare attenzione all’esposione dei giochi on-line e relative problematiche. Nelle considerazioni finali del rapporto si rilevava come la preoccupazione investigativa dovesse rivolgersi, oltre che al tradizionale settore dei giochi illegali, anche verso il gioco regolamentato poichè la stessa Direzione Nazionale Antimafia aveva richiamato l’attenzione sul fatto che l’interesse della criminalità organizzata sia ultimamente rivolto verso il gioco legale “sia per scopi di riciclaggio sia per consentire alla propria rete territoriale di usurai di disporre di un numero enorme di potenziali clienti”.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando alla relazione della Banca d’Italia citata in apertura, in essa si rileva come nel gioco tramite rete fisica “le prassi operative fondate sull’anonimato e sull’utilizzo di contante possono favorire comportamenti irregolari e l’infiltrazione della criminalità organizzata”, arrivando poi a segnalare il fatto che “si è creato una sorta di mercato secondario dei ticket vincenti che, configurandosi come titoli di incasso anonimi sostitutivi del contante, sono in grado di alimentare fattispecie di riciclaggio”. La relazione si conclude quindi con l’auspicio dell’adozione di nuove e più stringenti normative che vadano verso l’adozione obbligatoria di mezzi di pagamento tracciabili anche in relazione al gioco in sede fisica oltre che a quello on-line per finire alla necessità di applicazione di standard di tipo finanziario a tutela degli ingenti trasferimenti di valuta originati dal mondo del gaming. A riprova della correttezza dello scenario ipotizzato si consideri che, secondo il bollettino dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, le segnalazioni di attività sospette nel settore dei giochi connesse ad ipotesi di riciclaggio sono state 34 nel 2010 e ben 48 nel solo primo semestre dell’anno in corso.</p>
<p style="text-align: justify">Pur considerata la massima latina secondo la quale “pecunia non olet”, non può non rilevarsi che il settore del gioco legale &#8211; che pure garantisce circa il 15% del fatturato totale delle casse dello Stato &#8211; trae la sua sussistenza in un segmento sociale spesso costituito da soggetti deboli ed in condizione di minorata difesa a causa di carenze personali, educative o di censo. Non sono poche ormai le strutture che si occupano di ludopatie, ossia dei comportamenti compulsivi legati al gioco, anche perché il numero stimato dei soggetti potenzialmente esposti alla problematica viene valutato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità attorno al 3% della popolazione italiana con già 700.000 soggetti affetti da sindrome del gioco patologico.</p>
<p style="text-align: justify">Il pericolo di un indiscriminato aumento delle possibilità di gioco d’azzardo, ancorchè sotto il controllo statale, era peraltro già stato abbondantemente segnalato in passato; basti citare la conclusione dello studio del dott. Mauro Croce pubblicato sulla Rivista della Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze già nel 2005: “Attraverso il gioco, infatti, la criminalità può ricattare persone indebitate od usurate sotto diverse forme. Concedere credito a tassi di usura a cittadini insospettabili ed incensurati, favorire il loro accesso a forme di gioco controllate direttamente dalla criminalità permette alla stessa di potersi avvalere di persone successivamente ricattabili chiedendo di prestarsi ad azioni delittuose, a coperture, protezioni, all’avere accesso ad informazioni riservate o di infiltrarsi e controllare sotto coperture in imprese, esercizi, e quant’altro”.</p>
<p style="text-align: justify">Di tali preoccupazioni si sono opportunamente fatti interpreti due illustri esponenti dell’Unione di Centro, che proprio nelle ultime ore hanno fatto sentire la loro voce in merito alla problematica evidenziata. Il capogruppo UDC in Senato Gianpiero D’Alia, durante la discussione della relazione Antimafia sul gioco d’azzardo, ha rilevato come affrontare il tema delle ludopatie e del gioco o d’azzardo voglia dire spalancare gli occhi su di una vera e propria emergenza sociale che pervade l’intera nazione e rende necessario calendarizzare leggi di contrasto al gioco d’azzardo perché esso rappresenta il punto d’incontro di gravi distorsioni dell’assetto socio-economico e favorisce il crimine organizzato anche attraverso il collegamento con fenomeni quali usura, estorsione e riciclaggio. Il Senatore D&#8217;Alia ha sottolineato inoltre che si sarebbe aspettato un vero dibattito parlamentare sulla questione mentre invece il Governo é rimasto cinicamente assente disinteressandosi del tutto, a maggior riprova del fatto che le evidenti incentivazioni a comportamenti patologici sul fronte del guioco corrispondono alla volontà di introdurre forme occulte di prelievo dalle tasche dei cittadini mascherandole con ammiccanti forme di intrattenimento.</p>
<p style="text-align: justify">Nell&#8217;altro ramo del Parlamento, l&#8217;On. Antonio De Poli, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, ha presentato un progetto di legge teso a modificare il Regio Decreto n. 773 del 1931 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) al fine di impedire l&#8217;installazione delle slot machine nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nei circoli e nelle associazioni. Nel presentare la proposta di legge, anche l&#8217;On. De Poli ha rilevato come negli ultimi anni si sia potuto assistere ad una evidente incentivazione del gioco d&#8217;azzardo anche attraverso la legalizzazione di giochi prima proibiti. Ciò che doveva rappresentare solo un piacevole passatempo rischia però di trasformarsi per molte persone in una vera e propria dipendenza del tutto assimilabile a quella da sostanze stupefacenti, con la conseguenza che il benessere futuro di intere famiglie viene messo a repentaglio dal comportamento compulsivo di chi si trova imprigionato nei meccanismi del gioco patologico. Una analoga proposta di legge volta a modificare il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza era già stata presentata in Consiglio Regionale del Veneto dal Capogruppo dell&#8217;UDC Stefano Valdegamberi.</p>
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		<title>Col sacco a pelo in Consiglio Regionale.</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 23:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/09/23/col-sacco-a-pelo-in-consiglio-regionale/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/09/sacchiapelo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-468" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/09/sacchiapelo-300x199.jpg" alt="" width="270" height="179" /></a>Singolare ed inedita l’azione di protesta posta in essere presso la Sala Stampa di Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto, da parte dei consiglieri Stefano Valdegamberi, Raffaele Grazia e Stefano Peraro dell’Unione di Centro, affiancati da Mariangelo Foggiato dell’Unione Nord Est e Pierangelo Pettenò della Federazione della Sinistra.</p>
<p style="text-align: justify">I consiglieri si sono presentati nella sede regionale con un sacco a pelo per ciascuno per dimostrare la loro intenzione di proseguire ad oltranza la comune battaglia che li vede impegnati nel dibattito sui nuovi testi legislativi relativi allo Statuto regionale, al Regolamento ed alla nuova legge elettorale.</p>
<p style="text-align: justify">In particolare i cinque consiglieri, cui va aggiunto anche Giuseppe Bortolussi assente ma d’accordo, contestano la politica dei tagli indiscriminati che, lasciando intatti i veri centri di spesa, andrebbero a danneggiare irrimediabilmente il funzionamento dei più basilari strumenti di partecipazione democratica e di rappresentanza dei territori.</p>
<p style="text-align: justify">Tanto per fare un esempio, il consigliere dell’UDC Raffaele Grazia ha precisato nella conferenza stampa che “Per quanto riguarda le spese per il personale, le segreterie della Giunta Regionale costano all’anno 4.258.679 euro, quelle dell’ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale 1.084.632 euro e quelle dei gruppi consiliari 4.680.291 per un totale di 10.023.602 euro. Poiché i 60 consiglieri regionali costano all’anno 10 milioni di euro, dimezzando le spese del personale  delle segreterie citate si risparmierebbero 5 milioni vale a dire il costo di 30 consiglieri”</p>
<p style="text-align: justify">“Un altro percorso da seguire per ridurre i costi della politica &#8211; ha rilevato l’altro consigliere dell&#8217;UDC Stefano Peraro &#8211; è l&#8217;eliminazione dei vitalizi da assegnare post mandato ai consiglieri da realizzare con un&#8217;apposita legge regionale. Nell&#8217;immediato proponiamo di eliminare le indennità aggiuntive, decisamente ingiustificate, che vengono attribuire ai vicepresidenti delle commissioni, ai consiglieri segretari delle medesime e ai vicepresidenti dei gruppi consiliari; tali indennità aggiuntive attribuite a 27 &#8220;vice&#8221; in un anno arrivano a circa 350 mila euro.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Di fronte alle tante prese di posizione demagogiche e populiste propinateci ormai quotidianamente dell’attuale maggioranza di governo regionale e nazionale, le ragionevoli e concrete proposte dei consiglieri dell’Unione di Centro appaiono ancor più apprezzabili e dimostrano come anche da posizioni di opposizione si possa fare buona politica con l’unico scopo di lavorare per il bene comune dei cittadini e non per i propri interessi personali.</p>
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		<title>Nasce da Chianciano l’idea di un’altra Italia.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 22:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Dal Pan</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://veneto.estremocentro.net/2011/09/16/nasce-da-chianciano-l%e2%80%99idea-di-un%e2%80%99altra-italia/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p style="text-align: justify"><a href="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/09/ritaglioUDC.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-464" src="http://veneto.estremocentro.net/files/2011/09/ritaglioUDC-300x281.png" alt="" width="300" height="281" /></a>I sonnacchiosi weekend estivi a cavallo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre sono, non da ieri, il periodo preferito per organizzare le tradizionali feste di partito, ritualità superstite della Prima Repubblica cui si sono però subito prestati anche i partiti asseritamente “anti-sistema”.</p>
<p style="text-align: justify">Tra tutte le feste organizzate in questo periodo, tutt’altro che tranquillo a causa della “telenovela” sulla manovra finanziaria messa in piedi dal governo B.B. (Berlusconi &amp; Bossi, non Banda Bassotti), certamente quella che ha avuto il miglior riscontro di partecipazione ed attenzione da parte dell’opinione pubblica è risultata essere quella organizzata a Chianciano dall’Unione di Centro.</p>
<p style="text-align: justify">Durante le quattro giornate organizzate nel centro termale toscano, si sono alternati nelle diverse postazioni di incontro numerosi personaggi della politica e dell’economia e soprattutto un gran numero di persone, moltissimi i giovani, desiderose di portare finalmente il loro contributo alla definizione di una piattaforma ideale e programmatica attraverso la quale fare uscire il Paese dalla situazione di grave degrado in cui esso versa.</p>
<p style="text-align: justify">Per tutta la seconda parte della scorsa settimana le gravi notizie che quotidianamente trovavano spazio sui giornali ricevevano pronta eco dal palco di Chianciano attraverso le parole di illustri oratori, rilanciate in tempo reale anche attraverso Internet grazie all’opera dello staff dei giovani volontari che consentivano l’immediata condivisione di pareri e proposte con gli utenti dei “social networks”.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che, a mio avviso, ha determinato il successo dell’iniziativa è stato il senso di serietà e la concretezza delle posizioni emerse dai singoli dibattiti; il rigore morale e la coerenza dei comportamenti dimostrati dall’Unione di Centro hanno consentito di far emergere un nuovo modo di fare politica, distante anni luce da quello che molti esponenti dell’attuale compagine governativa hanno fatto vedere e che anche autorevoli esponenti dell’opposizione paiono voler copiare.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta della rinascita di quella che qualcuno definiva “l’idea di un’altra Italia”, una buona politica capace di mettere l’interesse del Paese davanti anche all’interesse particolare del singolo partito; si tratta di avere il coraggio di dire la verità e fare le scelte necessarie anche se tutto ciò potrebbe essere elettoralmente controproducente.</p>
<p style="text-align: justify">Gli italiani, nonostante da qualcuno siano considerati alla stregua di povere marionette, sanno capire e condividere le proposte serie quando arrivano da parte di chi ha fatto della serietà il proprio tratto distintivo, anche i sondaggi degli ultimi tempi dimostrano che questa presa di coscienza è già in atto.</p>
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